Neoplasie, nuove cure: le metastasi colpite con una sola seduta di radioterapia

Una doppia rivoluzione nella lotta ai tumori. Il primo colpo, già operativo, arriva dall’Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar (Verona) dove a fine giugno per la prima volta in Italia sono stati trattati con una sola seduta di radioterapia due pazienti di 77 e 87 anni, sottoposti con successo all’intervento di precisione su metastasi addominali da tumore del colon e recidive del bacino da tumore della prostata. Il secondo passo avanti è invece nella ricerca, con uno studio del Glickman Urological and Kidney Institute della Cleveland Clinic (Usa), pubblicato sulla rivista Annals of Oncology, che ha dimostrato come sia possibile con un semplice prelievo di sangue scovare la presenza di 50 tumori, anche prima che se ne colgano i sintomi. Due strade che promettono di cambiare diagnosi e approccio alle cure contro il cancro.

TECNOLOGIA

La nuova frontiera di cura radioterapica contro i tumori è già decollata nell’ospedale veronese, dove grazie all’acceleratore lineare Unity Elekta, che garantisce la massima precisione di irradiazione, è stato possibile trattare in una sola seduta di circa 40 minuti anche organi addominali sollecitati da movimenti fisiologici, preservando il tessuto sano, senza effetti collaterali. Questo grazie alla dotazione tecnologica del Sacro Cuore Don Calabria, unica nel nostro Paese, e tra le sole 25 presenti al mondo, che il Dipartimento di Radioterapia Oncologica Avanzata diretto da Filippo Alongi, professore associato all’Università di Brescia, utilizza da due anni. «L’alta definizione delle immagini prodotte dalla risonanza magnetica ad alto campo (1,5 Tesla), integrata nell’acceleratore lineare Unity Elekta, consente di individuare in corso di seduta anche il minimo spostamento della lesione, e quindi di orientare il fascio di radiazioni – spiega il professor Alongi – Questo permette al radio-oncologo di utilizzare una dose di radiazioni ionizzanti anche 20 volte superiore rispetto quella di una seduta tradizionale con la sicurezza di limitarla al solo tumore, che progressivamente, a causa delle radiazioni, si trasforma in una massa necrotica».

«Finora simili trattamenti erano limitati al cervello, in quanto la mobilità degli organi addominali e pelvici, provocata dal respiro, dalla digestione o da altre funzioni, rendeva impossibile infondere una dose di radiazioni tale da provocare danni irreversibili alle cellule tumorali, senza però interessare il tessuto sano – continua il medico del Sacro Cuore – Dal 2019 con Unity abbiamo eseguito circa 3 mila trattamenti per un totale di 350 pazienti. La straordinaria precisione dell’irradiazione ci ha permesso di aumentare sensibilmente la dose riducendo di conseguenza il numero di sedute. In particolare per il tumore della prostata siamo passati da 30 a 5 sedute. I promettenti risultati e gli effetti collaterali irrilevanti ci hanno spinto ad andare oltre. Oggi, trattiamo con una sola seduta metastasi linfonodali dell’addome e delle pelvi e a breve ci spingeremo in altri distretti anatomici come il fegato». Con il vantaggio di ridurre tempi e costi della terapia, abbattendo le liste di attesa e consentendo di trattare molti più pazienti.

LO STUDIO

Una vera rivoluzione anche lo studio Circulating Cell-free Genome Atlas, un’indagine su un totale di 15.254 persone e 142 strutture sanitarie americane, che ha avuto come oggetto la cosiddetta biopsia liquida, ovvero la ricerca nel sangue di indicatori della presenza di cancro. “L’esame di diagnosi precoce su più tipi di cancro” (così si chiama l’analisi) è oggi già disponibile negli Stati Uniti come test integrato, cioè da eseguire insieme agli altri screening, come quelli per il tumore al seno, al collo dell’utero o all’intestino. Ed è in grado di rilevare con un solo prelievo fino a 50 tipi di cancro, anche quelli aggressivi per i quali non abbiamo ancora test di diagnosi precoce disponibili, come i carcinomi del fegato, del pancreas e dell’esofago. Con il risultato che arriva dopo solo 10 giorni. Questo è stato reso possibile anche grazie a tecniche di intelligenza artificiale. Gli autori hanno sperimentato il test su un campione di 2.823 persone già con diagnosi di cancro e 1.254 sane. L’esame ha scoperto più di 50 diversi tipi di tumore a ogni stadio: I, II, III e IV e nel 99,5% dei casi li ha identificati correttamente. Anche in Italia si sta lavorando alla biopsia liquida. Il progetto “Pegasus”, promosso dall’Istituto di oncologia molecolare di Milano e sostenuto da Airc, indirizza il trattamento post chirurgico del tumore del colon. «A partire da un semplice prelievo di sangue e sfruttando la genomica computazionale riusciamo a individuare le “spie molecolari” della presenza di micrometastasi e a definire la successiva terapia – spiega Alberto Bardelli, Ordinario del dipartimento di Oncologia dell’Università di Torino e Direttore dell’Unità di Oncologia molecolare dell’Istituto di Candiolo – Come i colleghi che hanno presentato la ricerca, da oltre dieci anni, lavoriamo per ottimizzare la sensibilità, la capacità di intercettare la malattia prima che si mostrino i segni e la specificità che permette di distinguere la presenza di un cancro. Questi due aspetti devono essere ottimizzati per non creare possibili falsi allarmi». Perché questo esame? In futuro potrebbe diventare un test di routine, intorno ai 45 anni. Come oggi sono il Pap-test, la mammografia, lo screening per il colon, il Psa.

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