Ora si chiama “investimento neurochimico”. Andare in vacanza, per chi studia il cervello, è (o dovrebbe essere) un processo biologico attraverso cui il nostro sistema cerebrale riequilibra i neurotrasmettitori. Riducendo il cortisolo (ormone dello stress) e stimolando dopamina e serotonina (ormoni della felicità).
Obiettivo: limitare il cosiddetto stress da vacanza, una sindrome caratterizzata dall’ansia del non riuscire a dimenticare il lavoro e dal voler riempire di impegni durante i giorni di riposo.
Una sindrome che si presenta, pur stando a riposo, con stanchezza, disturbi del sonno e dell’appetito, tristezza e mancanza di motivazione. Da qui, la necessità di promettere a noi stessi di non scivolare in questa condizione e di trasformare la vacanza in una vera ricarica. D’altronde, le ferie, non sono più solo una pausa dalla routine, ma un autentico strumento di benessere. Che si tratti di viaggi, soggiorni al mare, in montagna o di viaggi in città, sempre più persone cercano esperienze capaci di rigenerare mente e corpo. Lontani da notifiche, scadenze e abitudini frenetiche, possiamo finalmente ascoltarci. L’importante è concedersi il tempo di osservare, esplorare senza fretta.
Rigenerarsi in vacanza significa tornare a casa non solo riposati, ma anche più consapevoli, positivi e centrati. E carichi di ricordi. Lutz Jäncke, neuropsicologo e neuroscienziato cognitivo tedesco, professore emerito all’Università di Zurigo, ha esplorato la misura in cui le nostre esperienze di viaggio sono incorporate nei nostri ricordi, in che modo differiscono dalle altre memorie e come influenzano le persone. «I bei ricordi di un viaggio possono aiutarci nella vita di tutti i giorni. Questa tecnica – sono le parole del professor Jäncke – viene impiegata anche nella psicoterapia per sconfiggere tristezza e depressione. A prescindere dall’età e dal contesto in cui cresciamo, la nostra memoria funziona sempre nello stesso modo: i ricordi si sviluppano dai dettagli personali che riaffiorano nel tempo». Potrebbe bastare anche il solo pensiero di una partenza a regalarci benessere. Sapere che le vacanze stanno arrivando aumenta i livelli di dopamina nel cervello e ci dà una sensazione di piacere. Come conferma la scienza. È proprio questa, infatti, la conclusione di un riesame della letteratura scientifica sui benefici delle vacanze pubblicato sul portale The Conversation, curata da ricercatori dell’Università di Vigo, in Spagna, del Karolinska Institutet a Stoccolma.
LE INFORMAZIONI
La maggior parte degli studi concorda sul fatto che, da un punto di vista biologico, durante e subito dopo il periodo di pausa rilassante, viene rilevato un aumento della flessibilità cognitiva. Quell’abilità del cervello, cioè, di adattarsi rapidamente a nuove informazioni, cambiando prospettiva o strategia in base al contesto. Quel riuscire a passare da un’idea all’altra come per risolvere problemi imprevisti. Una sorta di mutazione, fisica e psichica, dovuta essenzialmente alla riduzione dello stress. È stato anche scoperto che lo stress cronico è persino in grado di modificare il numero di recettori della dopamina, sviluppando comportamenti depressivi. Pertanto, una vacanza che ci liberi dallo stress aiuterà a riequilibrare il sistema dopaminergico. Le migliori vacanze, dunque, secondo l’analisi delle università in Spagna e in Svezia, sono quelle in cui godiamo di nuove esperienze e ricompense. Che sia una vacanza stanziale o di continui spostamenti il regista è, quindi, il cervello. O meglio, la nostra lucidità nell’organizzare la pausa, nella scelta e nel disegnare le giornate.
«Perché la salute del cervello è connessa alla salute nella sua accezione più ampia: proprio per questo deve essere difeso e sostenuto durante le vacanze – sono le parole di Alessandro Padovani, già presidente della Società Italiana di Neurologia e ordinario di Neurologia all’Università di Brescia – Anche nei momenti di relax, è fondamentale proteggere questo organo da fattori di rischio spesso sottovalutati, come stress, disidratazione, isolamento sociale o eccessi alimentari». Seguendo il principio “One Brain, One Health”, che collega salute neurologica, salute mentale, ambiente e società, la Società Italiana di Neurologia propone un vademecum di cinque raccomandazioni: idratazione e dieta neuroprotettiva a base di cibi antiossidanti e poco alcol, sonno regolare, attività fisica quotidiana, stimolazione cognitiva e relazioni sociali, gestione dello stress.
I MINUTI
Non va, inoltre, dimenticata quella “lotta” tra il desiderio di riposarsi e la voglia di non perdere neppure un minuto dormendo o annoiandosi. Capace di generare un vago, ma spesso persistente, senso di colpa. E proprio questo non ci aiuta a recuperare energie, piuttosto ce le toglie. Quindi, fermarsi e allontanare il senso di colpa guardando in un’altra direzione. Facile a dirsi visto che tutti sappiamo come il tempo in ferie sembra passare troppo rapidamente. Abbiamo appena iniziato a rilassarci ed è già ora di rifare i bagagli. Il fenomeno è tanto noto che gli scienziati lo hanno battezzato come il “Paradosso della vacanza”. “La percezione soggettiva dello scorrere del tempo è spesso in contrasto con la sua durata oggettiva ed è influenzata dalle caratteristiche dell’evento ricordato o vissuto – si legge in un focus sul rapporto cervello-tempo del riposo dell’Istituto di Fisiologia Clinica del Cnr – La società odierna impone ritmi incessanti: si va sempre di corsa, presi da mille impegni, senza mai fermarsi. Tutto questo, nel lungo termine, danneggia l’equilibrio omeostatico del corpo e tra i primi organi a subirne le conseguenze vi è il cervello. Il giusto riposo è un elemento essenziale della vita, un momento in cui il corpo “resetta” l’affaticamento e la stanchezza accumulata”.
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