Cervello, prendiamocene cura. La settimana della prevenzione, dagli alimenti allo stile di vita

È il grande dimenticato.

Eppure, controlla i pensieri, la memoria e il linguaggio, i movimenti di braccia e gambe, il funzionamento di tutti gli organi nel corpo, regola il respiro e il battito cardiaco, determina le reazioni agli eventi stressanti. Nonostante questo il cervello è l’organo di cui ci si prende meno cura. Come se il suo funzionamento non prevedesse danni, ostacoli o stop improvvisi. Ci si accorge che la sua forza diventa ineluttabile fragilità, quando ci si ammala, quando si ammala qualcuno accanto a noi, quando un trauma lo aggredisce o compare una grave patologia. Non è chiaro questo meccanismo di rimozione ma è evidente che al cuore si regala molta più attenzione. Non rendendosi conto di quanto, i due, siano intimamente legati. Da questa sorta di “negazione” del cervello ci ha risvegliati, per esempio, la patologia, sempre più grave, che ha colpito l’attore Bruce Willis a 67 anni. Demenza frontotemporale, che lo ha costretto ad allontanarsi dai set. Prima la difficoltà a parlare, oggi non riconosce la madre. Una patologia che conta oltre 12 mila nuovi casi l’anno in Europa. La punta di un iceberg illuminata dalla fama dell’attore. Ma, lontano dai fari, abbiamo milioni di pazienti che lottano con un cervello che ha dimenticato le sue funzioni. Dalla memoria alla possibilità di camminare. Proprio per ricordare, ogni anno, il lavoro cerebrale viene organizzata una settimana di incontri, lezioni e presentazioni di ricerche scientifiche. Un’iniziativa mondiale coordinata dalla Dana Alliance for Brain Initiatives (Dabi), organizzazione no profit Usa. Un’occasione per “mettere la testa a posto”. Gli appuntamenti del 2023 sono dall’11 al 19 marzo. Centinaia di manifestazioni dedicate agli addetti ai lavori ma anche a chi vuole saperne di più per imparare a proteggere il cervello (brainawareness.org – settimanadelcervello.it). Perché possiamo prenderci cura della nostra mente ogni giorno, evitando per quanto possibile i fattori di rischio o consultando uno specialista al più presto, quando ci accorgiamo che qualcosa sta cambiando. È possibile, per esempio, affidarsi a screening delle funzioni cognitive, check-up della memoria e dell’attenzione. Ma anche imparare quali sono i segnali che devono far scattare l’allarme o le abitudini per mettere in sicurezza la mente.

«Fino a qualche anno fa – spiega Fabrizio Piras dottore psicologo ricercatore al Laboratorio di Neuropsichiatria e responsabile dell’Ambulatorio di stimolazione cognitiva alla Fondazione Santa Lucia Irccs di Roma – non erano stati messi a fuoco i fattori di rischio che minano il funzionamento del cervello e partecipano all’insorgenza delle demenze. Oggi sappiamo, per esempio, che lo sport è un complice fattivo. La neurogenesi, infatti, viene stimolata proprio dall’attività fisica. Una corretta alimentazione permette di non danneggiare il sistema vascolare. Fondamentale per il funzionamento dell’organo. È, ormai, chiaro che il sentire poco crea un forte squilibrio, determina disordine cognitivo e rende asociali. Uno studio pubblicato su Lancet nel 2020 ha stimato come alla perdita dell’udito sia attribuibile l’insorgenza dell’8% dei casi di demenza ogni anno».

Dall’11 al 19 marzo, dunque, la maggior parte degli istituti, ospedali e centri che hanno servizi di Neurologia organizzano appuntamenti aperti al pubblico. Alla Fondazione Santa Lucia, a Roma, sono in programma incontri sull’Alzheimer, sulla “Nuova era del cervello”, su come prevenire le cadute, sugli esercizi cognitivi personalizzati (hsantalucia.it/la-settimana-del-cervello-alla-fondazione-santa-lucia-irccs). «Importante – aggiunge Piras – è curare la depressione. Questa, non tenuta sotto controllo, potrebbe diventare concausa di una demenza. Sottoporsi a una valutazione clinica e neurocognitiva presso un centro specializzato come quello della Fondazione Santa Lucia nel momento in cui si avverte un segnale anomalo, dalla memoria al deficit di attenzione, permette di individuare precocemente gli eventuali problemi. E, per quello che è possibile, ritardare l’insorgenza della malattia. Oggi anche le immagini possono aiutarci a capire se è presente un danno, magari agli esordi, e quindi comportarci di conseguenza. Buona norma è ascoltare i segnali del cervello e non ignorarli».

La Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige ha partecipato allo studio internazionale coordinato dalla University College Cork (Irlanda) che dimostra come la combinazione virtuosa di stile di vita e alimentazione incida sulla salute mentale. Focus dello studio sono gli psicobiotici, microrganismi benefici che si affiancano ai probiotici, che operano lungo l’asse microbiota-intestino-cervello e contribuiscono a migliorare le prestazioni del sistema nervoso. Dallo studio emergono quattro elementi principali della dieta che sono in grado di migliorare la salute mentale: gli acidi grassi omega-3, i polifenoli, le fibre e gli alimenti fermentati. Si può realizzare una dieta bilanciata associando ad una dieta mediterranea elevate dosi di alimenti fermentati, come crauti, yogurt, kefir.

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